Video - Congresso sul caso di molestia su una donna da parte di un Reggente "Ferita grave per il Paese"

Le presunte molestie da parte di un Capitano Reggente sono state al centro della conferenza stampa settimanale del Congresso di Stato. Il Segretario agli Interni, Elena Tonnini, ha esordito sottolineando che sulla vicenda dovrà essere fatta chiarezza nelle sedi e nei momenti opportuni.

La Tonnini ha espresso vicinanza e preoccupazione verso tutte le donne vittime di molestia e, come Stato, ricorda le azioni messe in campo contro azioni di questo tipo come la convenzione ILO, l'app Tecum e il lavoro incessante dell'Authority per le pari opportunità. Tonnini puntualizza che, rispetto al coinvolgimento di uomini legati alle istituzioni in queste vicende, porta alla luce il pregiudizio che siano legate a determinate fasce di età o istruzione, ma siano trasversali. Ogni volta che le istituzioni vengono colpite è una ferita grave – continua Il Segretario agli Interni – ma è molto importante come ci si prende cura di questa ferita: se come Paese saremo capaci di non essere omertosi, tutelando tutte le persone coinvolte, avremo assolto al nostro compito.

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Estratto intervento del Segretario di Stato per gli Affari Interni, Elena Tonnini

“Ovviamente come primo tema ci teniamo a trattare la vicenda che ha coinvolto un Reggente della nostra Repubblica. Come Congressisti abbiamo inteso uscire con un comunicato nella giornata di ieri, abbiamo ribadito la necessità di fare tutti gli accertamenti sulla vicenda e quindi ci auguriamo venga fatta chiarezza sull’episodio, che verrà affrontato e chiarito nelle sedi e al momento opportuno.

Esprimiamo dunque vicinanza e preoccupazione a tutte le donne vittime di molestia. Si tratta di violenze che il nostro paese condanna fortemente e per cui si sta impegnando sia dal punto legislativo, si pensi solo alla ratifica della convenzione dell’ILO nell’ultimo Consiglio Grande e Generale o all’implementazione di strumenti di segnalazione quali l’app Tecum, per cui il nostro paese ha ottenuto riconoscimenti internazionali, o ancora al grande lavoro svolto dall’Authority Pari Opportunità.

Quella che siamo a commentare oggi è una ferita per le Istituzioni certamente, una ferita ogni volta che vengono colpite, ma la differenza la fa come ci si prende cura di quella ferita, come saremo in grado di affrontare come Paese questo colpo: se saremo capaci di non essere omertosi e allo stesso tempo capaci di trattare queste tematiche con riguardo di tutte le persone coinvolte.

Il coinvolgimento di uomini delle istituzioni, a tutti i livelli compreso il Consiglio (il riferimento è alla vicenda relativa all’episodio di violenza che ha coinvolto il Consigliere Ciacci, ndr), porta alla luce una realtà, quella legata alla violenza sulle donne, che spesso in modo pregiudiziale viene messa in relazione ad una certa fascia di età, o a un certo livello di istruzione, e che invece è trasversale alle generazioni e non può essere incasellata in stereotipi.

Dall’altra parte nel comunicato diffuso ieri c’era un forte richiamo al rispetto del nostro ordinamento da parte degli organi di informazione. Come Congresso ci esprimiamo a tutela dell’istituto della Reggenza. La Legge Costituzionale 16 dicembre 2005 n.185 ed in particolare l’articolo 7 stabilisce come i Capitani Reggenti non siano perseguibili sotto qualsiasi forma e per qualsiasi titolo durante il periodo di durata del loro mandato.

Questo non significa che i Capi di Stato non siano perseguibili in assoluto e nemmeno che occorre mettere in sordina ogni eventuale verità, ma che ogni elemento avrebbe dovuto essere necessariamente trattato alla fine del loro mandato, quindi successivamente al primo aprile, quando cioè coloro che hanno ricoperto la carica di Capo di Stato sono nelle condizioni di rispondere dei loro comportamenti in base agli articoli previsti dal nostro ordinamento.

Ogni accusa mossa durante il mandato reggenziale, non colpisce né condanna l’episodio in se, ma colpisce e condanna la Reggenza in quanto istituto. Questa norma si rende quindi necessaria proprio a tutela dell’istituto della Reggenza e del suo prestigio, senza tuttavia rinunciare a fare giustizia secondo il nostro ordinamento e, quindi, alla fine del mandato.

Il fatto di aver reso pubblici a mandato in corso elementi di accusa, pone due ordini di problemi: il primo sta nel fatto che il Reggente coinvolto a mente della medesima norma, non è nelle condizioni di rispondere, difendersi ed esprimere la propria versione dei fatti. Si tratta dunque di un attacco vile da parte di chi ha inteso pubblicare notizie, consapevole che per oltre 10 giorni la Reggenza in sé verrà esposta ad accuse senza potersi difendere in modo alcuno. Il secondo è, come dicevo prima, che si coinvolge non una persona ed un episodio che può coinvolgere quella persona, ma si coinvolge la Reggenza in sé, e quindi l’onorabilità della massima istituzione sammarinese.

Siamo sempre stati un paese molto legato alle nostre istituzioni: quando queste vengono ferite ci sentiamo feriti profondamente come cittadini. La Reggenza rappresenta la carica più alta del nostro Stato. Questo richiede un comportamento adeguato da parte di chi ricopre tale carica ed anche un comportamento adeguato da parte di chi pubblica elementi che riguardano la carica.

Siamo preoccupati per ogni episodio di violenza o molestia particolarmente odioso nei confronti di una donna. Siamo anche estremamente preoccupati della deriva di quegli organi di stampa che non si fanno scrupoli a coinvolgere e condannare pubblicamente il più alto istituto del nostro paese durante la propria carica."

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